09 Dic 2010 - Largo all'Avanguardia (4)

© Arnold
Il Quarto Capitolo della Parte Prima si apre con una citazione ad effetto:
"Si troverà il nuovo e anche se non sarà più giusto di quello che si è trovato prima sarà perlomeno nuovo, è il nuovo se non il vero è comunque bello"
L'autore è Arnold Schoenberg. 
La frase è contenuta ne "Manuale di Armonia", il libro ideale da leggere sotto l'ombrellone.
Per unire il passato remoto e il passato prossimo viene inserita una seconda citazione:
"Your petrochemical arms. Your military arms. In your electronic arms"
L'autrice è Laurie Anderson.
La frase è contenuta nel testo de "O Superman (For Massenet)", la canzone ideale da ascoltare in spiaggia, leggendo "Manuale di Armonia" sotto l'ombrellone.
Poi inizia il Quafrto Capitolo.
Si intitola "Il trionfo dei simulacri (mezzi di silulazione di massa)". 
Fa parte del volume "Il buio, il fuoco, il desiderio - Ode in morte della musica" (Einaudi Stile Libero, 2008), un saggio sulla musica - ovvero sulla morte (come dice il sottotitolo) e sulla rinascita della musica - scritto da Gianni Castaldo. Un bel saggio, ricco, ricchissimo, strapieno di riflessioni utili, stimolanti e costruttive. Castaldo è un giornalista competente e preparato A volte si fa prendere la mano e scrive con ardore e/o vigore dannunziano, ma questo non cambia lo sostanza: "Il buio ..." è un lavoro di qualità. 
Di tanto in tanto lo riapro e ne rileggo qualche paragrafo, ad esempio questo:
© Arnold's
"C'è stato un periodo, non breve, della storia del Novecento musicale in cui il nuovo era in sé e per sé un valore. Le avanguardie storiche hanno sempre spinto l'orizzonte più avanti, ma negli anni Sessanta e Settanta il gioco è diventato esaltazione di massa. In qualsiasi campo della musica era una priorità assoluta, quasi un'ossessione. Proprio nel 1960 Ornette Coleman aveva battezzato l'alba della nuova èra intitolando un suo disco Free Jazz (in copertina c'era un quadro di Pollock, ovvero le gocce tirate fuori dal naso di Guernica). Senza alcun ausilio tecnologico, utilizzando trombe, sassofoni, bassi e batterie, Coleman aveva creato qualcosa di assolutamente nuovo, con una parolina - free - che riverberava di attese messianiche afroamericane, ma che anticipava il tema chiave del decennio: libertà, in tutti i sensi".

08 Dic 2010 - L'Eco della Tv e del Web

© Umberto E.
"La Televisione diede un linguaggio ai poveri, la lingua nazionale italiana. Può darsi che la parlassero con i tic di Mike Bongiorno ma comunque la impararono. La classe colta, i 'ricchi' dico per ironia, magari invece abbandonarono la lettura di Marcel Proust e de "La ricerca del tempo perduto", per quiz e varietà. L'esatto contrario con il Web. I 'poveri', chi non ha gli strumento di cultura del nuovo sapere, rischia di perdersi nell'oceano di informazioni della Rete, finendo nei siti dei complottisti, dei populisti. Non imparano nuove informazioni, ma si intossicano di menzogne. (...) La nostra identità è cosmopolita. In politica perché ogni castello chiamava lo straniero ad allearsi contro il castello contiguo. E in cultura perché la capacità "globale" dei nostri classici ha fatto loro perdere italianità. I francesi tendono ad annetterli, considerano francesi Leonardo e Modigliani, gli spagnoli apprezzano un italiano come cugino, gli inglesi e i tedeschi guardano ai valori umanistici, come se Dante fosse compatriota di Shakespeare e Goethe o Machiavelli di Hegel. Se l'italiano è, e resta, esterofilo, gli stranieri tendono ad assumerlo come un internazionale cosmopolita (...). Ce la siamo cavata per secoli. Siamo abituati a tenere duro, a creare, inventare. Il Rinascimento è invenzione. Il Boom economico degli anni Sessanta è invenzione".
© They Are The World

"Umberto Eco: I poveri della Tv e i ricchi del Web"
di Gianni Riotta, 
pubblicato nell'inserto domenicale de IlSole24Ore
domenica 5 dicembre 2010

07 Dic 2010 - Viaggio al termine della notte

© Girl on Ice
Una trasmissione fredda fuori (il freddo era dovuto alla temperatura scandinava della notte milanese) e calda dentro (la musica che ho trasmesso ha scaldato - o almeno questa era la mia intenzione - gli animi di chi ascoltava, me incluso). Durante la conduzione ho diligentemente trascritto la scaletta su un foglio. Prima di abbandonare lo studio per dirigermi verso la fermata della solita 90/91 ho piegato il suddetto foglio e l'ho messo in borsa. Ricordo perfettamente di averlo fatto. Sì, ho proprio messo il foglio in borsa, tra i CD e un bloc-notes. Poco fa ho iniziato a scrivere questo post, che immaginavo di chiudere con la scaletta della trasmissione. Che è sparita. Dov'è? Mah. Dev'essere entrata in un'altra dimensione. A volte capita: sparisce un oggetto e poi - senza una spegazione logica - riappare, non necessariamente nello stesso luogo in cui si trovava prima di svanire. Anche il foglio con la scaletta salterà fuori prima o poi (breve pausa per versare l'ennesimo caffé). Ecco, il foglietto è riapparso. Era in cucina, tra i piatti da rigovernare e le arance da spremere. Non ho una spiegazione. Torniamo alla trasmissione di questa notte: se desiderate scaricarla e ascoltarla cliccate qui, oppure qui a fianco nel box Download [ψ] Radionotturne. Vi anticipo che ho aperto con uno strumentale di Pineapple Thief e, a seguire, ho trasmesso (1) un brano tratto dal progetto Keystone di Dave Douglas (del quale è uscito recentemente un intrigante progetto per musica e immagini dal titolo Spark of Being e dedicato a Frankenstein), (2) l'intervista completa a Travis Sullivan, il direttore di Bjorkestra che ho incontrato domenica 5 dicembre dopo il concerto al Teatro Manzoni, (3) alcune tra le rimarchevoli novità autunnali marchiate ECM - Charles Lloyd Quartet, Nik Bärtsch's Ronin e Kúara, lo splendido debutto del trio Jorgenson/Mikkonen/Ounaskaridi - e (4) due pezzi tratti dal nuovissimus e interessantissimus Ipsissimus di Johnnissimus Zornissimus.
© Yes we Can
Buon ascolto.

Di seguito la scaletta (meglio trascriverla prima che sparisca di nuovo) - nell'ordine: titolo canzone, autore, album, anno di uscita dell'album: 


To Live and Die to..., The Pineapple Thief, Show a Little Love EP, 2010
Mabel Normand, Dave Douglas, Keystone, 2005
Intervista esclusiva a Travis Sullivan / Bjorkestra
Cotton Club, Francesco Bearzatti Tinissima 4tet, X (Suite For Malcolm), 2010
Tuuin Tuuin, Kúara, Psalms and Folk Songs, 2010
Introit/Changing Paths (1), Jorgenson/Mikkonen/Ounaskari, Kúara: Psalms and Folk Songs, 2010
Soldat Keljanguir, Kúara, Psalms and Folk Songs, 2010
Modul 51, Nik Bärtsch's Ronin, Llyria, 2010
The Water Is Wide, Charles Lloyd Quartet, Mirror, 2010
Caroline, No (cover), Charles Lloyd Quartet, Mirror, 2010
The Book of Los, John Zorn's Moonchild, Ipsissimus, 2010
Seven Sigils, John Zorn's Moonchild, Ipsissimus, 2010

06 Dic 2010 - Appuntamento alle 24:45

© Il signor ECM
Appuntamento radiofonico per tutti i nottambuli: dalle 24:45 alle 2:15 (circa) trasmetterò in diretta dagli studi di Radio Popolare. La trasmissione si potrà ascoltare anche streaming, naturalmente, oppure in differita: se questa notte andrete saggiamente a dormire ben prima che la trasmissione cominci potrete scaricarla - da questo blog - a partire da domani. Di solito non preparo una scaletta ma seleziono istintivamente una serie di album dai quali scelgo i brani da mandare in onda. La scaletta nasce durante la trasmissione. Questo mi permette di preservare una certa freschezza. E di generare un minimo di imprevedibilità che è funzionale alla produzione di adrenalina. Il tema portante di questa notte sarà "Novità ECM - Autunno 2010". Ci sarà spazio per brani tratti dalle recenti uscite di Charles Lloyd, Nik Bartsch's Ronin, Roscoe Mitchell & The NoteFactory, Kùara e Michael Formanek Quartet, tutte marchiate ECM, la straordinaria etichetta fondata da Mandred Eicher (il signore che vedete nelle due foto alterate che corredano questo post) nel lontano 1969. Brani lunghi, connessi con il silenzio e con l'assoluto, in sintonia con questa giornata che - a Milano, per lo meno - invitava a passare il tempo in casa, ascoltando musica senza fare nient'altro. Io ci ho provato e mi sono addormentato. Obsolescenza senile. 
© Il signor ECM al lavoro
Nell'appuntamento radiofonico notturno che inizierà tra poche ore trasmetterò anche degli estratti dall'ultima follia (?) di John Zorn, "Ipsissimus", quinto capitolo di una serie iniziata con "Moonchild" e continuata con "Astronome", "Heliogabalus", "The Crucible". 
E poi altra musica e tante, tante, tante, ma tante sorprese.

05 Dic 2010 - Numeri Primi # 9 - Tracklist

© American beauties
"America Beauty" è il titolo di (1) un brano ragtime composto da Joseph Francis Lamb nel 1913, (2) un film diretto da Richard Wallace nel 1927, (3) un racconto scritto da Edna Farber nel 1931, (4) un album dei Grateful Dead. C'è anche (5) una rosa che si chiama "American Beauty" (ma il nome originario era Madame Ferdinand Jamin) e il brano sopra citato è dedicato proprio a questo fiore dai petali di un bel rosso vivo. In alcune scene clou del film "American Beauty" - il sesto e ultimo  american beauty di questa lista - i suddetti petali rossi fanno la loro comparsa: cadono dal cielo/soffitto, galleggiano sul pelo dell'acqua in una vasca, vengono estratti da una bocca. 
Scritto da Alan Ball, diretto da Sam Mendes, prodotto da Steven Spielberg, interpretato tra gli altri da Kevin Spacey, Jeanette Bening, Thora Birch,  Mena Suvari, Wes Bentley e Chris Cooper, "American Beauty" è una delle pellicole hollywoodiane di maggior spessore tra quelle uscite negli ultimi 40 anni. Il protagonista (Lester Burnham) è un 42-enne che vive all'ombra di se stesso. Ho una moglie e una figlia. Entrambe lo ritengono un impiastro, un debole, un miserabile fallito. I datori di lavoro considerano Lester una insignificante nullità e non vedono l'ora di allontanarlo per sempre. Trascinato controvoglia ad assistere all'esibizione di un gruppo di cheerleader (tra le quali si dimena senza un sorriso anche la figlia) Lester si innamora di una provocante adolescente. I petali cadono su di lui: si sveglia dal torpore che lo annientava e inizia una nuova vita. Che durerà un anno. 
Se desiderate leggere una dettagliata analisi del film vi suggerisco di visitare Scriptshadow.
La colonna sonora originale di "American Beauty" è di Thomas Newman (c'è anche una colonna sonora compilativa nella quale, oltre a due brani di Newman, compaiono svariati classici del pop-rock che furoreggiavano nei primi anni Settanta). Lo stile di questo compositore è caratterizzato dall'equilibrio tra una levità che tende all'impalpabile e una intensità che lascia il segno. L'unione tra immagini in movimento e suoni, cioè tra la storia e i brani, è perfetta. Come tutte le grandi colonne sonore, quella di "American Beauty" brilla di luce propria e può essere ascoltata anche a prescindere dalla visione del film. La nona puntata di "Numeri Primi - un album e le storie intorno" è dedicata ad "American Beauty - Original Score". Alcuni dialoghi estrapolati dal film riassumono la trama e vivacizzano la scaletta musicale. I pezzi extra-Newman completano il quadro d'insieme, indicando ispiratori e possibili allievi di Newman.

Numeri # 9 - La Scaletta
(Brano - Autore, Album)
Dead Already - Thomas Newman, American Beauty Original Score.
Lester Burnham presenta la sua vita (dialogo tratto dal film "American Beauty")
American Woman - Guess Who, American Woman
Lester Burnham si licenzia (dialogo tratto dal film "American Beauty")
Dead Already - Thomas Newman, American Beauty O.S.
Plastic Bag Theme - Thomas Newman, American Beauty O.S.
Modulus 51 - Nik Bartsch's Ronin, Llyria
Use Me - Bill Withers, Still Bill
Lester Burnham trova la bellezza (dialogo tratto dal film "American Beauty")
Mr. Smarty-Man - Thomas Newman, American Beauty O.S.
Coffaro's Theme - Bill Frisell, Quartet
The Seeker - The Who, Meaty Beaty Big and Bouncy
All Right Now - Free, Fire and Water
What's Goues On (cover) - Screaming Trees, Rarities
© Absolute Beauty

04 Dic 2010 - Tutti i giorni in un solo giorno

© Bat's Brunch
"Vede, Joos, io qui ho imparato molto. Ed è per questo che sono venuto. Comprendo molto meglio - lo comprendevo già un po' prima - perchè mai siano così rari gli esseri che mi affascinano in grado abbracciare la vita. Ci sono quelli che amano la vita di tutti i giorni, hanno le loro ragioni e io vedo la bontà di queste ragioni e gli altri, quei pochi altri, che preferiscono un'altra vita, una vita che condensa tutti i giorni in un solo giorno. Lei, Joos, sta tra gli uni e gli altri. Lei si china sulla vita quotidiana degli uomini, sulle loro passioni - e vorrebbe limitarsi a questo e che anche loro si limitassero a questo - invece...invece, ed è questo che l'avvicina a me, lei si sforza di concentrare tutte quelle passioni in una sola passione. Il che, alla fine, concentrerebbe tutti i giorni degli uomini in un solo giorno. Quel che io vorrei che ogni anima facesse, lei vorrebbe che lo facessero tutte le anime, fuse in una sola".
© Robins
Pierre Drieu La Rochelle
"Memorie di Dirk Raspe"
SE Edizioni, Milano, 1996

03 Dic 2010 - Big Band Bjork

© Miss B
Domenica 5 dicembre, ore 11:00, Teatro Manzoni (ubicato in Via Manzoni 42, Milano), concerto di Travis Sullivan & Bjorkestra. Costo del biglietto d'ingresso: 12 € (più prevendita).  Come è facile capire dalla denominazione, questa big band focalizza la propria attenzione su una rilettura del repertorio di Bjork., cantante, compositrice, stilista appassionata di cigni (?) e attrice islandese, il cui vero nome è Björk Guðmundsdóttir [secondo www.wikipedia.org si pronuncia così: ˈpjœr̥k ˈkvʏðmʏntsˌtoʊhtɪr - auguri). La definizione 'big band' viene solitamente associata al jazz e/o allo swing. Nel corso del tempo le cose sono- ovviamente - cambiate. Oggi molte big band sorprendono il pubblico con proposte musicali varie e talvolta insolite. Questa attitudine 'esplorativa' è nata negli anni Novanta, con l'emersione di nuove energie musicali e il progressivo affrancamento da tantissime tronfie ottusità che avevano caratterizzato largamente (ma non totalmente, per fortuna) il decennio precedente. Giusto per fare qualche esempio, negli anni anni Ottanta una big band di successo era quella di Bob Mintzer che, con le sue appiccicose orchestrazioni, portava alle stelle il tasso di glicemia degli ascoltatori. Mentre big band orgogliosamente sperimentali come la Globe Unity Orchestra (dove suonavano - tra gli altri - Steve Lacy, Evan Parker, Enrico Rava, Kenny Wheeler) si arrabattavano non poco per trovare ingaggi decenti. La 26esima stagione de "Aperitivo in Concerto @ Teatro Manzoni" è concentrata sulle grandi orchestre. 
© pjœr̥k ˈkvʏðmʏntsˌtoʊhtɪr
Dopo Avi Lebovitch & The Orchestra (stile: un mix di urban, world, jewish e funk) e Darcy James Argue's Secret Society (stile: un mix di jazz, post-rock, exotica, minimalismo e steampunk), tocca a Bjorkestra. 

02 Dic 2010 - L'eterno presente

© Don't Eat The Yellow Snow
Secondo le previsioni meteorologihe del sito www.meteo.it domenica 5 dicembre a Milano nevicherà, a partire dal pomeriggio e per tutta la notte.
Poco prima di leggere le previsioni mi ero imbattuto sull'edizione italiana del romanzo "Top Of The World" - 'imbattuto' significa che l'ho trovata su uno dei comodini di casa - pubblicata da Garzanti per la prima volta sessanta anni fa (dicembre 1950 - l'edizione da me reperita sul comodino è la terza, novembre 1952, chissà da dove arriva, mah!) come "Paese delle ombre lunghe". L'autore è Hans Ruesch e il romanzo racconta usi, costumi e pittoresche consuetudini degli eschimesi. Data la neve milanese imminente, ho ritenuto opportuno estrapolare un paragrafo dal testo: "Mentre fra i sempreverdi gli Eschimesi polari languivano e morivano, sul ghiaccio perenne vivevano sani e felici. D'inverno erigevano i loro minuscoli iglù sull'oceano pietrificato che, grazie alle acque sottostanti, era più caldo della terra ghiacciata sempre in profondità. In primavera uscivano dal letargo, gettavano via gli indumenti, raschiavano il sudiciume dal corpo e lo mangiavano, s'accoppiavano promiscuamente scambiandosi le mogli, ballavano e inneggiavano al giorno nascente, cacciavano la foca cerchiata e l'orso bianco, o migravano alla volta del Sud in cerca delle mandrie e dei preziosi rottami di legno che l'oceano liquefatto gettava sulla sponda. La maniera di riempirsi la pancia costituiva il loro principale problema e sollecitava tutto il loro impegno. Quando mettevano da parte provviste di cibo che tornavano utili in periodi di carestia - disseccando la carne al sole o deponendola in buche nel ghiaccio - non lo facevano per provvedere al domani, ma perchè non potevano, con la migliore volontà, consumare tutto quanto avevano catturato. Non si curavano né del futuro né del passato, ma solo dell'eterno presente".
© Nanuq (Inuktitut syllabics: ᓇᓄᖅ)


Hans Ruesch
"Paese dalle lunghe ombre"
Mondadori 1994, 8 €

01 Dic 2010 - Parola di Bob

© Bob's continuum
"Quando eseguo una serie di disegni mi rendo conto che ognuno di essi è il fedele riflesso di quello che mi è accaduto durante il giorno. Somiglia alle pagine di un quotidiano, con le sue illustrazioni, i titoli più o meno grandi, il nome del giornale. Dopo un certo tempo non ricordo più l'ordine in cui ho fatto i disegni e ho l'impressione che descrivano un'unica giornata che continua in quello stesso istante. Certo, alcuni quadri sono facilmente situabili nel tempo e ricordo con esattezza le circostanze in cui li ho composti. Utilizzo materiali di ogni tipo e auspico la collaborazione tra artisti e uomini d'affari. Le persone che si limitano a contestare non si rendono conto che non possono cambiare in nulla il sistema che criticano, perché il Sistema ha bisogno di loro, non può funzionare senza le loro critiche. Se rinunciano a farne parte possono andare a vivere nei boschi, lontano dal mondo tecnologico che rifiutano. Tutto può essere cambiato da ciascuno di noi. Bisogna accettare le cose come un continuum, che può essere cambiato e che lo sarà quando si avranno i mezzi tecnici sufficienti, quando ciascuno sarà informato di tutto ciò che accade nel mondo. Siamo al centro della politica e dobbiamo capire che tutto è politica. Chi ingiuria i politici è lui stesso un politico. Gli artisti hanno bisogno degli industriali come gli industriali hanno bisogno degli artisti. Il nostro compito consiste nel mostrare a chi possiede il denaro che ha una responsabilità nei confronti della società".
© Bob's mirror
Robert Rauschenberg, 
intervistato da Raphaël Sorin (novembre 1968)
"Pop Art"
Ed. Abscondita, 12,50 €

30 Nov 2010 - Happy Birthday To Me

© Christian Wallumrød
L'umore della trasmissione di questa notte è cambiato parecchio nelle ore che hanno preceduto la diretta. Intorno alle 21:00 mi sentivo il succedaneo di un lombrico. Alle 22:00 cercavo disperatamente di mantenere un minimo di lucidità mentre l'abbiocco serale mi assediava ostinato e io reagivo mangiando biscotti intinti nel caffé decaffeinato. Alle 23:00 mi sono trascinato fuori di casa e il gelo milanese si è rivelato funzionale: uno schiaffo freddo mi ha rimesso in sesto. In radio ho incontrato vari amici (Scuffia, Fonzi, Matiascéller) e poi, dopo una frugale conversazione, alle 24:45 ho dato il via alla selezione notturna. Tra un brano e l'altro (da segnalare lo straordinario album "Solo" di Vijay Iyer, dal quale ho tratto uno struggente brano intitolato "Human Nature" - Iyer è uno dei pianisti più interessanti in circolazione, altro che i nostri 'fenomeni' nazionali) ho mandato in onda l'intervista che il gentile e garbato Christian Wallumrød mi ha rilasciato sabato scorso, in piedi, sullo squallido piazzale antistante la Camera del Lavoro di Milano, mentre dal cielo scendevano stranissimi pallini bianchi che, a prima vista, avrebbero potuto sembrare neve, ma probabilmente si trattava di naftalina denuclearizzata. Per tutti coloro che desiderano scaricare e ascoltare la trasmissione: cliccare qui.
A cosa andrete incontro?
© Christian & some Wallumrøds
A parecchia musica ed a una moderata quantità di interventi verbali (miei). Di notte parlo meno possibile ma, tra le parole che ho proferito, mi sono augurato buon compleanno. Il 30 novembre 1966, infatti, alle 14:30 facevo la mia prima uscita ufficiale sul pianeta Terra, in un ospedale di Rivarolo Canavese (TO). Auguri a tutti gli scanzonati e impulsivi filosofi nati sotto il segno del Sagittario.

Tracklist Notturna del 30 novembre 2010
(Brano - Autore, Album (anno di uscita))

India - John Coltrane, Impressions (1963)
Spettri per le allodole - La1919, FreePopJazzRock (2005)
Human Nature - Vijay Iyer, Solo (2010)
All Is Full Of Love - Bjork, Homogenic (1997)
The Underground - Paul Wertico Trio, Don't Be Scared Anymore (2000)
Speciale: Intervista a Christian Wallumrod
Fortaleza - Renaud Garcìa-Fons, Méditerranées (2010)
Becalmed - Food, Quiet Inlet (2010)
Dance - U. Srinivas & Michael Brook, Dream (1995)
Teardrop - Massive Attack, Mezzanine (1998)
Small Blue Thing - Suzanne Vega, Close-Up Vol 1, Love Songs (2010)
L'Histoire D'Un Garçon - Benjamin Biolay, À L'Origine (2005)
Peaceful Valley - Ryan Adams & The C, Jacksonville City Night (2005)
The Prisoner (Alternate track) - Herbie Hancock, The Prisoner 1969

29 Nov 2010 - La natura e l'opposto

© L'eroe e il suo doppio
"Anche la Natura tende verso il suo Opposto. È in base ad esso, e non all'identico, che crea l'armonia. Dall'unione dei contrasti, non degli uguali, ha ottenuto il primo accordo. Anche l'Arte ottiene lo stesso risultato imitando la natura. L'integro e l'incompiuto, il concorde e il discorde, l'armonia e la disarmonia, da tutto l'uno, dall'uno il tutto".
Eraclito, L'oscuro

28 Nov 2010 - Tracklist Numeri Primi # 8

© Tom Tom
L'autunno musicale del 1978 sancisce il successo della trasposizione cinematografica di "Grease", un celebre musical ambientato negli anni cinquanta che diventa film, con la regia di Randal Kleiser e la produzione della coppia formata da Robert Stigwood e Allan Carr. E' un lavoro mediocre ma non mancano un paio di momenti divertenti. La pellicola ha un grande successo di pubblico: solo negli Stati Uniti incassa 160 milioni di dollari dell'epoca. Il doppio album contenente le frizzanti canzoncine del film vende milioni di copie. Nello stesso anno, agli inizi di ottobre, esce un disco indimenticabile che, purtroppo, venderà poco o niente (181° posto nella classifica Billboard: non si può certo parlare di riscontri commerciali rilevanti) ma nel corso degli anni, pur stazionando nella ceste delle offerte di molti negozi di dischi, acquisirà il prestigioso status di 'cult': "Blue Valentine" di Tom Waits, un lavoro speciale concepito da un autore speciale. Nel 1978 io ero impazzito per "Grease" e ascoltavo continuamente canzoni tremende come "You Are The One That I Want" e "Summer Night". Scoprirò "Blue Valentine" soltanto 5 anni dopo, a casa di uno dei batteristi con cui suonavo ai tempi (Paolo Roscio, musicista autodidatta dotato di grande orecchio musicale e di velocità di apprendimento supersonica). Paolo mi fece ascoltare "Romeo's Bleeding" e io pensai: Ma chi è questo tipo? Da dove esce? Cosa è successo alla sua voce? 
Insieme a "Swordfishtrombones", "Bone Machine" e "Black Rider", "Blue Valentine" è uno dei passaggi fondamentali nella carriera di Tom Waits: è un lavoro solido, personale, sofferto e si presta ad essere ascoltato e riascoltato molte volte.
L'ottava puntata di Numeri Primi - un album e le storie intorno è dedicata a questo splendido disco e ad alcuni tra i musicisti che - con il loro lavoro e con il loro talento - hanno influenzato o corroborato l'ispirazione di Tom Waits.

Numeri # 8 - La Scaletta
(Brano - Autore, Album)

Somewhere (cover) - Tom Waits, Blue Valentine
Romeo's Bleeding - Tom Waits, Blue Valentine
Smokestack Lightnin' - Hawlin' Wolf, Moanin' In The Moonlight
Whistlin' past the graveyard - Tom Waits, Blue Valentine
Moonlight in Vermont - Captain Beefheart, Trout Mask Replica
Kentucky Avenue - Tom Waits, Blue Valentine
Rock Me Baby - Memphis Slim, Blue This Evening
29 $ - Tom Waits, Blue Valentine
Martha (cover) - Tim Buckley, Sefronia
Down By The Borderline - Tim Buckley, Starsailor
One Better - Les Claypool, Of Whales and Woe
Christmas card from hooker in Minneapolis - Tom Waits, Blue Valentine
Biglietto di Natale (cover) - Laura Fedele, Pornoshow
Blue Valentine - Tom Waits, Blue Valentine